Accinelli
Da Vie di Genova.
| |
| ||||
|
(via, salita, scalinata —, dalla spianata Castelletto).
Scrisse un Compendio delle storie genovesi dai tempi antichi fino al 1776 che è reputatissimo, in particolare pel periodo suo contemporaneo meritando illimitata fede dal lettore; e un vasto lavoro di memorie storiche su Genova lasciò manoscritto, conservato nella civica Biblioteca.
Malgrado le sue virtù e il suo ingegno, l'Accinelli fu sfortunato e visse e morì povero, modesto cappellano del conservatorio di N. S. della Provvidenza. Un prete Poggi gli sottrasse il manoscritto della sua Liguria Sacra, che dedicò come cosa propria al governo della repubblica, dal quale ebbe in compenso un proficuo impiego. Più tardi subì le minaccie del patrizio Marcello Durazzo ch'egli aveva incolpato, nella Cronologia dei Dogi, di aver consegnate agli austriaci le chiavi della città nel '46 e nel '68 di aver proposto la cessione della Corsica alla Francia; e non potendolo colpire personalmente, il feroce patrizio ne fece ardere l'effigie sulla piazza di Banchi.
Disgraziata, come dissi, fu la sua esistenza, fors'anche per una certa angolosità e asprezza di carattere; ma s'ebbe sempre l'amore del popolo che lo conosceva buono e generoso, e che lo rimpianse profondamente quando la morte lo colpì il 7 ottobre del 1777 nella sua casetta di vico Tacconi. Nel prossimo vico delle Monachette la scuola civica elementare s'intitola dal nome del buon prete.
Anticamente la salita, era detta della Morte perchè vi trasportavano i giustiziati del Castellaccio.
tratto da "Vie di Genova", F. Donaver, Ed. Moderna, Genova, 1912.
