Spinola Ambrogio

Da Vie di Genova.

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(via —, da c. Ugo Bassi a v. Napoli).


Questo celebrato uomo di guerra, qualificato conquistatore delle piazze, ebbe sua dimora nel palazzo n. 5 di via Garibaldi. A lui è dedicata la parte maschile dello stabilimento scolastico esistente in detta via.

Nacque nel 1569 dal marchese Filippo Spinola, detto il Monarca per le straordinarie ricchezze, e da Polissena Grimaldi figlia del principe di Salerno. Mortogli, quand'era ancora fanciullo, il padre, si volse alla carriera delle armi, e coperte dapprima alcune cariche giurisdizionali in servizio della repubblica di Genova, si diede poi tutto all'arte della guerra, nella quale riuscì sommo. Sull'esordire del seicento la Spagna, in lotta colle provincie olandesi, che sotto la guida di Maurizio di Nassau tentavano di affrancarsi dalla servitù cui erano soggette, invitò Ambrogio Spinola e il fratel suo Federico, reputato capitano di mare, a mettersi a' suoi servizi in tale guerra. Federico andò a capo di una flotta con l'intendimento di operare una diversione della flotta inglese che favoriva l'insurrezione olandese; Ambrogio raccolte truppe in Italia, attraversò le Alpi e giunse sul campo della guerra arrestando subito la fortuna ognor crescente degli olandesi. Ma l'invidia dell'arciduca Alberto d'Austria che aveva la suprema direzione della guerra non permise che gli Spinola operassero come il loro talento li consigliava. Federico morì ben presto ferito in un combattimento navale; ma l'Ambrogio s'ebbe dappoi la direzione della campagna e allora potè dar libero saggio della sua abilità. In breve espugnò Ostenda, intorno alla quale invano da due anni si spuntavano le armi di Spagna. Garantì pel re spagnuolo e anticipò del proprio centinaia di migliaia di scudi per proseguire la guerra ch'egli condusse tanto vittoriosamente da concludere una tregua di dodici anni nel 1610. Ambrogio Spinola insistè presso il re di Spagna che ottenuto l'onore delle armi riconoscesse l'indipendenza dei Paesi Bassi; ma, contro il suo avviso, appena spirata la tregua il re volle si riaprissero le ostilità. Il valoroso nostro concittadino, sebbene a malincuore, ripigliò la guerra riuscendo in breve vincitore delle forze del principe di Nassau, sovvenuto dagl'inglesi, tanto che l'infelice principe accasciato dalla sventura cessò ben tosto di vivere all'Aja. Cessata la guerra,

lo Spinola tentò di giovare alle popolazioni olandesi con provvedimenti ed opere atte a sviluppare il commercio e l'industria; e sul finire del 1628 fu mandato in Italia quale Vicario Generale con sede in Milano. Per recarsi in Lombardia passò da Genova dove compose alcune controversie ch'erano tra la repubblica e la Spagna, visitò le nuove mura di cinta per invito del Senato, e poscia andò all'assedio di Casale, svolgendosi allora la guerra per la successione del ducato di Mantova. Qui lo Spinola s'ammalò, e ritiratosi nel suo feudo di Castelnuovo Scrivia vi morì il 25 settembre del 1630.

La parte femminile è intitolata ad Eleonora Curlo Ruffini, la «Madre Santa» come la qualificò il Mazzini che la venerava. Nacque in Genova dalla famiglia dei marchesi Curlo di Taggia (la madre fu una Spinola) e giovanissima, nel 1798 sposò il nobile avvocato Bernardo Ruffini di Finale. magistrato. Ebbe tredici figli, dei quali tre rimasero nella storia: Jacopo che morì martire della Giovine Italia nella Torre del palazzo Ducale, Giovanni ed Agostino inseparabili compagni di Mazzini per lunga serie d'anni, entrambi letterati. Fu donna adorna delle migliori virtù, religiosa e patriota nello stesso tempo, schiva degli onori visse sempre nella sua casa modestamente.

Morì in Taggia, nell'avita villa, l'11 novembre 1856.

tratto da "Vie di Genova", F. Donaver, Ed. Moderna, Genova, 1912.


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