Podestà Andrea
Da Vie di Genova.
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(corso —, dalla sp. Acquasola a p. G. Alessi).
Abbandonato il foro, si ritirò nella villa paterna in Albaro dedicandosi a studi politici, economici e letterari, fino a che eletto Consigliere comunale e poi Sindaco dell'in allora comune di S. Francesco d'Albaro, e nel 1863 consigliere comunale ed Assessore ai lavori pubblici di Genova, tutto si dedicò alle pubbliche amministrazioni e alla politica, portando in ogni cosa grande energia, vedute larghe e una vasta intelligenza. Nel 1866 fu eletto Sindaco dì Genova e d'allora in poi lo fu quasi sempre, salvo brevi interruzioni (che rendevano più vivo il desiderio ai cittadini che ritornasse a capo del Comune) fino alla sua morte, avvenuta la sera del 4 marzo 1895. Nessuno ebbe la percezione così netta delle cose e l'abilità di governare una città innovandola (poichè a lui devesi il grande sviluppo edilizio e la trasformazione della città vecchia) come lui, onde ben meritò di essere appellato il primo Sindaco d'Italia. Fu anche deputato al Parlamento per 6 legislature e dal 1883 appartenne al Senato. Era infaticabile, un po' angoloso e brusco nei modi, ma gran signore sia nella vita privata, come nella vita pubblica, cacciatore ardito, godeva in modo particolare le simpatie di re Vittorio Emanuele II.
tratto da "Vie di Genova", F. Donaver, Ed. Moderna, Genova, 1912.
