Da Vie di Genova.
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Annunziata)
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(piazza e via della —, da v. Balbi e dal largo della Zecca).
Prima del sec. XIII la località era tutta una prateria traversata dal fossato di Carbonara e vi erano poche e squallide casucce. Nel 1228 i frati Umiliati, che possedevano una di quelle case, pensarono di trasformarla in convento, ed infatti tra quell' anno e l'anno seguente fecero fabbricare una piccola chiesa che intitolarono a S. Marta, ingrandirono la casa e attiguo vi stabilirono il cimitero. Nel 1334, dice il Giscardo, in questo convento erano quindici frati, altrettante monache e sei persone di servizio (in locali separati). Nel principio del sec. XVI si ritirarono i pochi Umiliati e la chiesa passò ai Conventuali che la intitolarono a S. Francesco, dopo averla ingrandita come si trova attualmente. Nel 1538 i Minori Osservanti passarono a loro volta ad ufficiare la chiesa che intitolarono all'Annunziata; ma trovandola disadorna e senza altari invocarono l'aiuto dei nobili per renderla bella. I
Lomellini si segnalarono fra tutti per i milioni che erogarono in questo edifizio, tanto che quasi si possono direi veri fondatori della chiesa come è al presente ricca d'oggetti d'arte. I Francescani tennero la chiesa fino al 1860; poi la tenne il Municipio fino al 1899, anno in cui fu eretta in parrocchia e ritornata ai Francescani.
Di fronte alla chiesa si eleva maestoso il palazzo eretto dai De Ferrari, poi dei Chiavari, dei Cambiaso, dei Durazzo, dei Negrotto e d'altri. In questo palazzo una lapide ricorda che nel 1815 alloggiò Pio VII.
In questa piazza nel 1600 fu decapitato il medico Giovanni Giorgio Leveratto, il quale insieme a G. B. Vassallo, suo cognato, aveva ordito una congiura per dare Genova sua patria alla Francia. Dovevano far entrare i francesi dalla porta di Carignano, ma scoperta la trama, il Vassallo riuscì a fuggire, il Leveratto invece fu tratto in arresto e condannato a morte.
Al nome di questa Nunziata va congiunto del Guastato per distinguerla dalla Nunziata dell'Olivella in Portoria. Nei secoli XIII-XV col nome di Guastato, dice il Podestà, indicavasi lo spazio ove esercitavansi i balestrieri.
tratto da "Vie di Genova", F. Donaver, Ed. Moderna, Genova, 1912.