Boccanegra
Da Vie di Genova.
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(piazzetta e via —, da v. Maddalena).
Anche a San Martino d’Albaro è un rudero di casa che si dice appartenesse a quel doge; e mentre fu seppellito nel chiostro di San Francesco di Castelletto, si conserva tuttavia la tomba di lui nel palazzo Bianco.
Il 23 settembre del 1339, venne eletto doge e benedetto tale in S. Siro e nel tripudio dell'elezione furono presi e distrutti sulla piazza di S. Lorenzo i registri delle pubbliche entrate, senza che alcuno vi facesse opposizione. A commemorare l'accaduto fu prescritta la solennità di S. Tecla ed ogni anno si anta, votava un pallio per la chiesa di quella Santa, detta poi di Sant'Agostino.
Il doge, uscito dal voto popolare, ordinò il governo popolarmente escludendone affatto i nobili; onde le ire di costoro che fecero attentare diverse volte alla vita del Boccanegra, e gli sollevarono contro le Riviere. Sì segnalò fra gli altri Giorgio del Carretto, il quale fingendo di venire a sottomissione si recò a Genova per tramare meglio a danni del doge, il quale avvedutosene lo fece imprigionare e rinchiudere, come una belva, in una gabbia di legno.
Malgrado l'abilità e l'energia adoperate per sedare la ribellione e contentare anche la nobiltà, vedendosi impossibilitato a dare la desiderata pace alla repubblica, si dimise nel 1345 riparando a Pisa, e poscia a Milano. Di qui ritornò in Genova nel '56, dove fervea violento malumore contro la signoria Viscontea e il Boccanegra profittando d'un conflitto scoppiato il 14 novembre dello stesso anno fra nobili e plebei, con 200 popolani si ritira in S. Siro, poscia s'impadronisce del palazzo pubblico e fa suonare a stormo le campane. La domane egli è rieletto doge e riesce, esercitando grandissima severità, a pacificare lo Stato. Sconfigge, a mezzo del fratello, i Visconti; ristabilisce la sicurezza sul mare; tanto che per parecchi anni il suo secondo dogato fu quieto e glorioso. Ma non essendo venute meno le ire dei nobili contro di lui, intervenuto ad un banchetto che sul finire del 1363 fu dato nella villa d'un Malocello a Sturla, gli venne propinato il veleno che in pochi giorni lo trasse a morte.
tratto da "Vie di Genova", F. Donaver, Ed. Moderna, Genova, 1912.
