Castello

Da Vie di Genova.

 

 
 
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(via, piazza, salita di S. Maria di —, da p. Embriaci).


Al tempo dei Romani e sui primordi del Comune di Genova, qui era il Castrum a tre torri o forti, come si vede nelle prime monete genovesi. In posizione assai elevata, costituiva la principale difesa dell'abitato allora assai circoscritto. Il Ganduccio così ne parla: «La città aveva tre castelli o forti, uno che guardava all'oriente, nel luogo più elevato della piazza di Sarzano, ove si comprende ora quel sito che è fra la chiesa di S. Croce e quello delle monache di S. Silvestro; questo aveva tre torri, due nei lati e una nel mezzo alquanto più eminente: in esso dovevano far residenza gli antichi Decurioni, poi convertito in un palazzo dei governatori della città. L'altra fortezza dominava il piano verso tramontana con la porta che scendendo nel luogo detto Mascarona si andava verso il Molo. L'altra (ovvero la terza) era fondata presso il lito del mare verso occidente di quale appaiono i segni nelle mura del convento di S. Maria di Castello». Il mare batteva ai piedi del colle di Sarzano e cingeva la città fino al Mandraccio che ne costituiva il porto; poi le mura venivan su da S. Giorgio tra le vie S. Bernardo e Giustiniani e pel Prione andavano a finire sul piano di S. Andrea. Qui e nelle vicinanze era il palazzo Consolare, quello del Vescovo, la basilica di S. Maria e le dimore dei più cospicui cittadini.

La chiesa attuale, ufficiata dai domenicani, fu consacrata nel 1237. Qui «i Consoli solevano durante tre mesi amministrare giustizia e tenere i loro tribunali, secondo il costume frequentatissimo tra i genovesi, di trattare i loro affari all'ombra del Santuario». E qui convenivano nel medioevo i genovesi reduci dalle gloriose spedizioni a ringraziare la Madonna protettrice delle vittorie conseguite.

Quasi di facciata alla chiesa è l'istituto o Ricovero delle giovane ravvedute iniziato da un frate Giacinto Piatti e dotato poi dal patrizio Nicolò Cattaneo nel primo quarto del secolo XIX.

tratto da "Vie di Genova", F. Donaver, Ed. Moderna, Genova, 1912.


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