Cebà
Da Vie di Genova.
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(via —, da sal. Piccapietra a v. S. Giuseppe).
Avversato e accusato ingiustamente, prima scrisse le proprie difese, poi si dimise e, disgustato, abbandonò ogni pubblico ufficio, vestendo l'abito di chierico. D'allora in appresso tutto si dedicò agli studi letterari, riuscendo valentissimo nelle lettere italiane, latine e greche.
Pubblicò nel 1596 in Padova un volume di poesie che si vergognò poi di avere scritte, perchè quasi tutte d'amore. Un altro volume ne diede fuori nel 1611 in Roma che sentono del secentismo già in voga. Scrisse tre tragedie: l' Alcippo, la Silandra e le Capuane; e quindi volle gareggiare col Chiabrera nel mettere assieme dei lunghi poemi, come il Lazzaro, il Camillo e l' Ester, tutti in ottava rima, pesantissimi. La sua opera capitale, sempre pregevole, è il Cittadino in repubblica, stampato in Roma nel 1617 e ristampato poi ancora più volte nel sec. XIX. Mori nel 1623, il 21 aprile.
tratto da "Vie di Genova", F. Donaver, Ed. Moderna, Genova, 1912.
