Denegri
Da Vie di Genova.
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(vico —, da v. Ponte Reale).
Di questo insigne patrizio genovese s'ignora l'anno di nascita e quello della morte. Si sa che fiorì nel secolo XIV e che visse circa 80 anni. Coltivò gli studi filosofici e letterari, ma particolarmente quelli della natura e dei numeri onde riuscì sommo nelle matematiche e nell'astronomia. Però, delle molteplici opere da lui scritte, si ha diretta cognizione d' una sola, Opus praeclarum astrolabii, stata stampata in Ferrara verso il 1475. Andalò Di Negro fu maestro e amico del Boccaccio che lo ricorda nelle sue opere, e in modo singolare nella Genealogia degli Dei, dove dice essere «ben nota la sua prudenza, la gravità de' costumi e la cognizione delle stelle». E a quanto ne riferisce il Giustiniani, egli fu altresì poeta di gusto e che rivaleggiò con Lanfranco Cicala, con Folchetto ed altri nel poetare provenzale. Intraprese e compì lunghi viaggi in servizio dei suoi studi astronomici, perciò si mise in relazione coi maggiori uomini del suo tempo, i quali tutti lo ebbero in alta estimazione. Di lui e delle opere sue come poeta, come matematico e come astronomo, oltre il Boccaccio, ne parlano il Fregoso nei suoi Memorabili, il Foglietta, il Soprani, il Tiraboschi e molti altri, facendone tutti rilevare l'eccellenza dell' ingegno e la profonda dottrina.
Ricordo altresì Salagro Di Negro che nel 1334 comandava una piccola flotta con la quale liberò Alghero, assediata dai catalani, ai quali catturò altresì quattro navi. Su queste stavano 800 soldati fra cui 180 cavalieri con le rispettive mogli: molti furono uccisi, ma la maggior parte caddero prigionieri. Il Di Negro ordinò che nessuno facesse oltraggio alle gentildonne, sotto minaccia dì severissime pene, e arrivato a Cagliari le sbarcò lasciandole libere. Poichè gli fu riferito che uno di quei cavalieri aveva sgozzata la moglie, per timore che finisse male nelle mani dei nemici, ordinò che gli fosse troncato il capo per punirlo di aver diffidato dell'onestà genovese.
tratto da "Vie di Genova", F. Donaver, Ed. Moderna, Genova, 1912.
