Francesco da Paola

Da Vie di Genova.

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(salita S. —, da v. Fassolo).


La salita pigliò nome dalla chiesa Gesù e Maria detta anche di S. Francesco di Paola fondata da' Francescani nel 1487, il convento dei quali ora è occupato dalle guardie di finanza. Anticamente la strada d'accesso alla chiesa era la ristretta salita del Passero, in mezzo a ville; nel sec. XIX fu aperta la presente, larga da sei a sette metri. Al principio dalla stessa è uno stabilimento scolastico maschile e femminile intitolato a Gabriello Chiabrera. (v. Chiabrera, via). La chiesa attuale venne rifatta sul declinare del sec. XVII a cura di Veronica Spinola principessa di Molfetta.

Nel primo e più spazioso tronco della salita si eleva (e tra poco forse si dirà si elevava) la villa Giuseppina, nella quale Francesco Domenico Guerrazzi ebbe a meditare e a comporre tante storiche fantasie. Era proprietà di Felice Dagnino, a' suoi tempi caffettiere patriota; e per serbarne memoria ai venturi mi è caro riferire il poco che ne scrissi parecchi anni fa: «Tre inscrizioni lapidarie ricordano come ivi avessero lunga dimora Giuseppe Mazzini, Aurelio Saffi e Maurizio Quadrio, dal 1870 in poi. La camera dove abitò Mazzini trovasi ancora nello stato com' egli l'ha lasciata; e vi si conservano mobili e oggetti di sua pertinenza. Qui egli aveva fissato la propria dimora per finirvi i suoi anni e comporre quella storia popolare d'Italia che sempre aveva vagheggiato di scrivere. Anzi nei principii del 1872 il Dagnino s'era recato a Lugano a prenderlo per accompagnarlo a Genova; ma allora i medici non consentirono il viaggio. Poco più tardi si recò a Pisa dove si aggravò e finì i suoi giorni. Nella villa Giuseppina il Mazzini ebbe molti convegni con personaggi politici e diplomatici italiani e stranieri, e ivi si conservano tuttavia, presso il Dagnino, i documenti delle trattative corse tra il Mazzini e la Germania e la monarchia. Ivi dettò il Patto di Fratellanza delle Associazioni Operaie accettato nel Congresso di Roma, ch'egli diresse dalla Giuseppina a mezzo del Marcora e del Dagnino, ai quali aveva dato e mandava istruzioni. Nella stessa villa convennero e abitarono Federico Campanella e gli arrestati di villa Ruffi, trovandovi generosa ed amicale ospitalità. Aurelio Saffi vi soggiornava ogni anno qualche tempo insieme con la famiglia; e tanto del Saffi, quanto del Quadrio e del Campanella vi si serbano memorie e ricordi.»

tratto da "Vie di Genova", F. Donaver, Ed. Moderna, Genova, 1912.


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