Maria in Via Lata

Da Vie di Genova.

 

 
 
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(salita, scalinata, piazza e via di S. —, da v. Fieschi, da sal. S. Leonardo e da p. Carignano).


I Fieschi non salirono il collo di Carignano, dice l'Alizeri, prima che il cardinale Luca di tal casato non si determinasse a farvi erigere una chiesa. Nel suo testamento del 1337 obbligò i suoi eredi di far alzare quel tempio intitolandolo a S. Maria in Via Lata, titolo della sua prelatura; e gli eredi acquistarono il terreno da Benedetto de Marini e fecero costrurre la chiesa che riuscì superba per le forme e per gli ornati. Accanto alla chiesa, forse attratti dalla bellezza di quel promontorio che con le sue pendici verdeggianti si stendeva gradatamente al Rivo Torbido, i Fieschi fecero costrurre un palazzo degno di ospitare sovrani, come infatti il 26 agosto 1502 accolse Luigi XII re di Francia e la sua corte. E il promontorio e quasi tutta la pendice fecero loro proprietà. Una scalinata di cento e più gradini, narra il D'Auton, conduceva dalla via dei Servi alla splendida principesca magione.

La località venne detta dal popolo, nel proprio dialetto, Viúvá, e su questa denominazione almanaccarono gli eruditi per conoscerne il significato. Il p. Spotorno la deriva da Violarium, nome secondo lui stato attribuito al poggio dal fatto che, essendo riparato e quasi a ridosso, vi spuntavano le prime violette che nel nostro dialetto si dicono viovette. L'amico Poggi vuole invece interpretarla così: viu, volgo, va strada, quindi: la strada del volgo.

Ora pare a me che, non risultando chiamarsi la località in tal guisa prima dell'apertura della chiesa di S. Maria in Via Lata, sia semplicemente logico dedurre che il nostro viúvá, altro non sia che la storpiatura dialettale di Via Lata.

Ritornando agli splendidi edifizi dei Fieschi che formavano l'ornamento del luogo, aggiungerò come la chiesa fu da molti anni convertita in un laboratorio da falegname e che del palazzo non restano che avanzi alla meglio riattati ad uso private abitazioni e laboratorii. Quei feudatari potenti per ricchezze, seguito e genialità ebbero l'audacia dì contrastare ad Andrea Doria la supremazia su Genova e furono schiacciati. La sera del 2 gennaio 1547 il conte Gian Luigi Fieschi usciva in arme dal suo palazzo seguito dai fratelli e da 300 altre persone armate, s'impadroniva di porta d'Archi e si volgeva alla Darsena dove appiccava fiera pugna con le soldatesche che stavano sulle galee del Doria. Nel passare da una all'altra, il Fieschi cadde nelle acque melmose del porto e vi morì. Con la sua morte, la congiura, che sarebbe forse riuscita trionfante, andò fallita, e l'anno seguente, per soddisfare i desideri vendicativi del Doria, il Senato ordinava la demolizione della casa de' Fieschi in Via Lata a spese del pubblico erario, la confisca di tutti i loro beni nel territorio della Repubblica e le persone della casata bandite in perpetuo, senza tener conto delle condanne a morte.

Nella via, che dalla piazza mette a piazza Carignano, trovasi l'Asilo infantile Noceti, eretto con il legato di Francesco Andrea Noceti di Savona probo negoziante morto a 58 anni il 19 gennaio 1875.

tratto da "Vie di Genova", F. Donaver, Ed. Moderna, Genova, 1912.


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