Mascherona

Da Vie di Genova.

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(salita e via di —, da v. Vegetti e da p. Embriaci).


La località era tutt'una cosa col Castello, era come una propaggine dello stesso, e si trova così nominata fin dal sec. XII. Apparteneva alla Compagna di Palazzolo, detta poi di Castello; mentre molti l’hanno confusa con la Compagna di Maccagnana. Buona parte della strada era fiancheggiata dai monasteri di N. S. delle Grazie e di S. Silvestro: nel primo dei quali, soppresso e trasformato, ebbe vita nel 1830 la scuola di musica impiantata da Antonio Costa che in processo di tempo divenne l'attuale Istituto civico di musica; nel secondo vennero allogati un ginnasio-liceo, intestati ad Andrea Doria, il Museo Pedagogico con annessa biblioteca per gl'insegnanti. In altra parte dello stesso ex monastero ha sede una scuola elementare femminile, con ingresso speciale da via Mascherona, intitolata a Clelia Durazzo Grimaldi.

Questa gentildonna nata nel 1760 da Giacomo Durazzo e da Maddalena Pallavicini, fu sposa a Giuseppe Grimaldi. Studiò in Genova ed a Milano, ma particolarmente si diede alle ricerche botaniche spinta dall'esempio dello zio paterno Ippolito Durazzo. A Pegli, dove il marito aveva grandiosa villa, nel 1794 formò un giardino con sì larga varietà di piante rare da formare l'ammirazione di tutti. Sopraggiunta la rivoluzione del '97, la coppia Grimaldi riparò a Parma dove la Clelia proseguì gli studi sotto la direzione del prof. Pascal. Nella campagna parmense fece copiosa raccolta di piante, con la quale iniziò quel famoso erbario che, ricco di oltre 5000 varietà di piante, morendo legò alla Biblioteca civica; e in quel torno di tempo iniziò anche la sua raccolta di opere attinenti alla botanica che lasciò alla Biblioteca stessa. Col marito viaggiò all'estero, sempre dedita agli studi prediletti, complimentata dai più illustri botanici, uno dei quali volle dare il nome di Grimaldia alla Cassia nictitans di Linneo.

Ristabilitasi la pace in Liguria, ritornarono i coniugi Grimaldi a Pegli. La Clelia compilò e pubblicò il catalogo del suo giardino catalogo

che fu così apprezzato che lo dovette ristampare più volte. Clelia Durazzo fu altresì donna benefica e generosa, e schiva di ogni pompa e vanità femminile. Alla morte del marito, si chiuse, inconsolabile, nella sua villa di Pegli e non volle più ricevere persone. Ivi morì nel 1830; e sette anni dopo la sua villa, passata nelle mani del marchese Ignazio Pallavicini, affidata all'ingegno di Michele Canzio, divenne la principale attrattiva di Pegli.

tratto da "Vie di Genova", F. Donaver, Ed. Moderna, Genova, 1912.


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