Nazaro

Da Vie di Genova.

 

 
 
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(salita di S. —, da v. Albaro).


Si narra che, sotto l'imperatore Nerone, fuggì da Roma Nazaro, battezzato da San Lino, in seguito alla persecuzione contro i cristiani; quale Nazaro passato in Francia ebbe la presentazione di un bambino ch'egli battezzò Celso per educarlo nella religione di Cristo, e in seguito entrambi arrivarono innanzi alla collina d'Albaro e approdarono nell'insenatura che poi venne intitolata al cittadino romano santificato. Ivi era un tempio pagano che trasformarono in tempio cristiano predicando pubblicamente la nuova religione e battezzando le genti che intorno a loro accorrevano d'ogni parte. Dopo il martirio cui andarono incontro quei predicatori, gli albaresi edificarono una chiesa là dove erano approdati che poi scomparve ingoiata dai flutti marini. La casa Giudice fece allora costrurre altra chiesa grandiosa ed elegante, che nel 1543 circa andò mezzo rovinata per l'impeto del mare che vi batteva contro e per difetto di manutenzione. Affidata da Paolo III ai Conventuali di S. Francesco d'Albaro, non cessò per questo il rovinio, cui provvide il Governo della repubblica nel 1645; ma neppure allora fu possibile ristorarla, poichè un grosso temporale nel 1657 tutta la distrusse. Nel 1659 ne sorse una terza, alla quale contribuì il collegio dei Notari con cento scudi d'argento, e molti signori e la popolazione d'Albaro; ma neppure questa resistette all'infuriar dei marosi che nella metà del settecento diroccò, e oggi più non esiste (in pericolo però, ora che scrivo, di rovinare per lavori edilizi) che la torre la quale serviva dí campanile alla chiesa medesima.

In questa via sono i Collegi femminili delle Dorotee e delle Marcelline e al n. 26 è il palazzo che ospitò nel 1844 Carlo Dickens, l'insigne romanziere inglese, come lo ricorda una lapide appostavi nel 1891; nonchè il fabbricato appositamente edificato per uso Asilo Infantile di S. Francesco d'Albaro. In fondo alla via è la batteria del Vagno.

tratto da "Vie di Genova", F. Donaver, Ed. Moderna, Genova, 1912.


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