Paolo da Novi
Da Vie di Genova.
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(piazza —, da c. Buenos Ayres a v. della Libertà).
Nel 1507 Genova era sotto la signoria di Luigi XII re di Francia, il quale vi teneva un proprio governatore, mentre le cariche pubbliche erano nelle mani dei nobili e dei popolari. In seguito a contese tra costoro per l'occupazione di siffatte cariche, i plebei si sollevarono, creando un proprio ufficio di governo tribunizio, mossero guerra ai nobili e il 28 marzo dichiararono cessata la signoria francese ed elessero a doge Paolo da Novi della famiglia Cattanei, di condizione agiata, sebbene fosse tintore di seta. Il nuovo doge cacciò dal Castelletto e dal Castellaccio i francesi che ancora vi presidiavano, tentò di occupare il principato di Monaco ch'era nelle mani dei Grimaldi, sconfisse i Fieschi che avevano cercato di ricuperare la riviera di levante, sovvenne di denaro e d'armi la repubblica di Pisa alla cui esistenza attentava Firenze; e governava nell'insieme saggiamente. Ma il re di Francia, cui mal sapeva il ripudio della sua autorità, eccitato altresì dai nobili genovesi, passò le Alpi con forte esercito e, prima che il doge Paolo potesse provvedere ai suoi casi, fu quasi alle porte della città. Quì molti dei plebei presi da timore fuggirono; ma il doge coraggiosamente raccolse quanti più armati potè onde tener testa al nemico, che vittoriosamente s' avanzava. Visto che la resistenza era diventata impossibile, furono mandati ambasciatori per una resa condizionata, ma il re impose che si rendesse alla sua discrezione. Furono ancora tentate le armi, ma inutilmente; la città dovette cedere e Paolo da Novi, sapendo quanto avrebbe dovuto attendersi dalla vendetta reale, fuggì, mentre Luigi XII entrava solennemente in Genova, ossequiato, in piazza dei Banchi, dai nobili. Ma la sorte non gli fu favorevole neppure nella fuga, ché imbarcatosi a Pisa sopra la nave di certo Corsetto per recarsi a Roma, fu da costui tradito e consegnato ai francesi. Condotto l'infelice Paolo in Genova, fu rinchiuso nel Castelletto e il 15 giugno dello stesso anno 1507 giustiziato sulla piazza innanzi al palazzo Ducale. Narrano gli storici che lasciò la testa sul patibolo con istoica fermezza.
Il Celesia fece oggetto d'una sua tragedia le gloriose vicende del tintore da seta; ma oggi chi la legge?
tratto da "Vie di Genova", F. Donaver, Ed. Moderna, Genova, 1912.
