Siro
Da Vie di Genova.
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(salita, piazza, discesa di S. —, da v. Cairoli a v. Fossatello).
Una lapide sulla casa n. 8, rimpetto alla chiesa, ricorda una tragica insurrezione dei genovesi che merita di essere brevemente narrata.
La repubblica di Genova era sottomessa al duca Filippo Visconti di Milano che per mezzo d'un governatore la reggeva. Nel 1435 occupava tale ufficio Opixino d'Alzate, non troppo in buona vista del popolo. In seguito alla celebrata vittoria di Ponza, nacquero vivi dissapori tra il Visconti e i genovesi, poichè quel signore voleva rimesso a lui tutto il merito e il vantaggio della vittoria, mentre questi ultimi ne pretendevano ogni benefizio. Fu quindi ordita congiura per cacciare il governo visconteo e francarsi in libertà; la qualcosa non era senza periglio tenendo il duca Filippo duemila armati in città e le fortezze di Pontedecimo, di Montebello e di Bolzaneto oltrechè quella di Castelletto proprio alle porte. Nondimeno si decisero i congiurati di levare le armi, e deliberarono di ammazzare l'Alzate: il tutto la sera della vigilia di Natale di quell'anno. Tuttavia la serata passò senza che uscissero fuori i congiurati e fu invece mandato avviso a Tommaso di Campofregoso, che trovavasi in Sarzana, che si affrettasse ad aiutare la sollevazione; la quale scoppiò di poi il 25 gennaio del 1436. In quel giorno entrava in città, per pigliare la successione dell'Alzate, Ermes Trivulzio stimato gentiluomo milanese. Subito i congiurati occuparono la porta di S. Tommaso e corsero le vie gridando: all'armi! Francesco Spinola, che s'era segnalato nell'assedio di Gaeta, con pochi armati scende sulla strada ed esorta i cittadini a scuotere il giogo visconteo. In un lampo tutta la città è in subbuglio: il Trivulzio ripara nel Castelletto, l'Alzate invece dalla porta dei Vacca si volge per recarsi al palazzo; ma giunto a Fossatello venne assalito da una furiosa sassaiuola. L'Alzate proseguì ancora, ma giunto innanzi alla chiesa di S. Siro fu ferito d'ogni parte, gettato da cavallo denudato e fatto a pezzi. Sulla strada, rimase così per un certo tempo, onde a tutti fosse nota la morte del governatore visconteo.
Poco dopo i popolari, convenuti nella chiesa di S. Siro, elessero a doge il vecchio Isnardo Guarco, ma sette giorni appresso Tommaso di Campofregoso lo sbalzò di seggio e s'impadronì del dogato. Nel 1478 la chiesa e i pressi di S. Siro erano nelle mani dello Sforza duca di Milano, e Roberto di Sanseverino, a cacciarne la soldatesca, non trovò altro espediente che dar fuoco alle porte del tempio, per cui questo ebbe a subirne gravissimi danni.
tratto da "Vie di Genova", F. Donaver, Ed. Moderna, Genova, 1912.
