Tripoli

Da Vie di Genova.

 

 
 
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(via —, da sal. Noce a v. S. Martino).


I rapporti commerciali dei genovesi con Tripoli risalgono al sec. XII, e nel 1216 stipularono con quel sovrano un trattato pel quale ai genovesi era accordato libero ed immune accesso in Tripoli e per tutto il regno. Nel 1357 essendo Tripoli insorta e libera tanto dal re del Fezzan quanto da quello di Tunisi, Filippino Doria pensò impadronirsene, ed infatti di sorpresa fece scendere a terra tremila dei suoi, diede la scalata alle mura e si rese padrone della città, facendo settemila prigionieri ed una preda di circa due milioni di fiorini d'oro. La repubblica però sconfessò l'operato del Doria che fu costretto per qualche tempo a vagare per diverse parti prima di essere perdonato e poter ritornare in patria. La repubblica ancora nel sec. XVI era in buoni rapporti col sovrano di Tripoli, che essa proteggeva contro i corsari, e anche successivamente vi esercitò il commercio su larga scala. Quì è il caso di ricordare la spedizione del re di Sardegna contro il Bey di Tripoli nel settembre del 1825 che aveva violato i trattati stipulati, sequestrava navi mercantili sarde ecc. La spedizione organizzata nel porto di Genova con quattro navi al comando del capitano di vascello Francesco Sivori dì Bonassola giunse innanzi a Tripoli il 25 settembre e poichè le trattative iniziate per un amichevole accordo col Bey a mezzo del console inglese non ebbero alcun risultato, il Sivori dispose per l'attacco che fu effettuato il 27 in guisa tale da costringere il Bey ad abbassare l'arroganza fino all'ora spiegata ed a rispettare la bandiera sarda.

tratto da "Vie di Genova", F. Donaver, Ed. Moderna, Genova, 1912.


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