Vernazza Ettore

Da Vie di Genova.

 

 
 
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(via —, da v. Portoria a p. De Ferrari).


Ai Vernazza, padre e figlia, sono dedicati una strada e uno stabilimento scolastico, sebbene il loro ricordo rimanga imperituro nelle istituzioni di beneficenza che crearono e sovvennero nella loro non breve esistenza.

Di Ettore Vernazza, reputato notaio del secolo XVI s'ignora la data della nascita; ma si sa che nell'anno 1497 fondò la compagnia del Mandiletto, tuttavia esistente, collo scopo di raccogliere limosine poi poveri e distribuirle in modo veramente evangelico. Infatti vuolsi che il nome di Mandiletto provenga alla pia Istituzione da ciò che il Vernazza informato come una famiglia si trovasse in bisogno egli vi si recava e fattosi aprir l'uscio di casa, colla faccia coperta da un mandillo (fazzoletto), lasciava quanti denari aveva e rapidamente fuggiva.

Fondò quindi l'ospedale degli Incurabili o dei Cronici i primi statuti del quale vennero approvati dal Senato il 27 Novembre 1500. Fondò altresì il Conservatorio delle Figlie di S. Giuseppe per l'educazione di fanciulle povere ed istituì un Lazzaretto per gli appestati. Istituì due ospedali a Napoli e a Roma, portando, direi quasi, in pellegrinaggio per tutta Italia lo spirito di beneficenza da cui era animato il suo gran cuore.

Rimasto vedovo si ritirò nell'ospedale dei Cronici che lasciò erede d'ogni sua sostanza e dove morì di pestilenza il 27 giugno 1524.

La figlia sua Battistina nata ìl 15 aprile 1497, ebbe da natura ingegno svegliatissimo e sorprendente e l'anima tutta volta ad opere di carità. Si narra che a dieci anni componesse una lodata canzone alla Madonna e a tredici era già novizia nel monastero delle Grazie del quale in giovanissima età fu eletta badessa. Scrisse trattati spirituali, leggiadrissime rime e molte lettere in purissima lingua. Era così rinomata per la sua virtù ed il suo senno che il padre, eminenti personaggi e lo stesso pontefice la richiedevano di consiglio ed istruzioni. Benefica quanto mai, cooperò al padre suo nelle opere di beneficenza da lui create, e tutta la vita, finita il 9 maggio del 1587, dedicò alle pratiche religiose e al soccorso dei poveri.

tratto da "Vie di Genova", F. Donaver, Ed. Moderna, Genova, 1912.


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